Interviste & Speciali

  INTERVISTA A JOSEPH O'CONNOR

› 

Intervista di Gaia Marchesini e Marco Crestan

I oh…ma Mr Dixon non è lo scrittore, è soltanto il narratore! (sorridendo)…dicevo che come ogni classe fosse coinvolta in questo tema è stato reso in modo molto significativo…

J
oh si, si…infatti…il tema deriva direttamente dalla mia infanzia. Ho finito la scuola nel 1981, che non è poi così lontano, sono passati poco più di vent'anni, e la Carestia si insegnava ancora a scuola, in un modo un pò…nazionalista. Gli unici a soffrire eravamo noi, tutti gli irlandesi erano vittime e tutti gli inglesi erano oppressori. Ma anche a quel tempo, seppur la storia mi sembrava più un cartone animato che realtà, mi ricordo che pensavo che doveva essere più complicato di così. Se guardiamo alla cosa più da vicino, dobbiamo tener conto che ci sono di mezzo componenti razziste, ma che è sbagliato fare una distinzione così netta. Ci sono stati singoli individui inglesi, che ci hanno aiutato moltissimo e molti irlandesi benestanti, che non hanno fatto assolutamente niente per aiutare la loro gente. Pertanto si tratta, in effetti, di riconsiderare la Carestia come un avvenimento storico in termini più di classi sociali che di…

I
nazionalità…

J
si, di nazionalità esatto. Non sono d'accordo con la rigida divisione Inghilterra contro Irlanda, penso piuttosto che esista anche vera solidarietà tra le due parti. Credo che una persona della classe operaia di Dublino abbia molto di più in comune con una persona della stessa classe sociale di Londra, rispetto che con una persona ricca di Dublino.

I
si, si…

J
e credo che dovremmo trovare nuovi modi per leggere noi stessi in Irlanda, così da superare queste rigide categorie di ciò che è irlandese e ciò che è inglese. Pensiamo ad esempio a qualcuno come Lord Merridith, ci sono moltissime persone come lui. Si considera un irlandese, per qualche motivo è nato in Irlanda, i suoi genitori sono nati in Irlanda, parla irlandese, ama l'Irlanda, e quando va in Inghilterra i suoi amici inglesi gli dicono che parla con accento irlandese. Quindi, lui si considera irlandese, ma noi lo consideriamo "British". Questo vuol dimostrare che nelle nostre società possiamo assumere identità diverse. In America si parla di Italian-American, o di Greek-American, che altro, Black-American. In Italia c'è addirittura un senso d'identità regionale, oltre che nazionale, e in Irlanda c'è una sorta di mondo diviso tra ciò che è irlandese e ciò che è inglese. Gli italiani pensano che…per dire, una volta mi trovavo a Firenze, durante i mondiali di calcio, e ricordo che un fiorentino mi disse che avrebbe preferito perdere i mondiali, piuttosto che fosse un giocatore non fiorentino a segnare il gol della vittoria…

I
(sorride)

J
(sorridendo) è una situazione un po' simile che illustra come ci siano identità culturali multiple anche qui

I
si…si…c'è anche un passo molto interessante nel testo, quando il personaggio Pius Mulvey, decide di comporre una ballata…

J
si

I
per far conoscere alla sua gente un semplice fatto, ma significativo, che era accaduto nell'Irlanda in quell'epoca. Ebbene, la tradizione dei cantastorie, veri e propri libri ambulanti che narravano fatti più o meno veri e che rappresentavano il patrimonio di un popolo. L'importanza delle ballate e della lingua irlandese, quindi, per poter dire quello che altrimenti non si potrebbe dire.

J
si certo, si

I
secondo te, allora, quanto credi sia importante salvaguardare la lingua irlandese, in particolare nelle zone chiamate Gaeltacht, per preservare questa componente linguistica dell'Irlanda?

J
Molti in Irlanda pensano che l'irlandese sia morto in realtà e l'inglese è considerato la lingua nazionale. Penso comunque che l'irlandese debba essere sostenuto, anche se io stesso non lo parlo…

I
davvero?

J
no, so dire solo alcune parole, che ho imparato a scuola, come tutti i bambini in Irlanda, ma considero l'inglese come la mia lingua madre. Credo però che l'unico futuro per l'Irlanda, se vuole essere un luogo autentico per la sua cultura, è di valorizzare tutte le sue tradizioni. Credo fermamente che il gaelico sia un elemento essenziale della nostra tradizione; è vero che poi ha dovuto per forza interagire con l'inglese, ma ricordiamo che senza gaelico non ci sarebbero per esempio Yeats, J.Anne Sean. C'è stato un numero enorme di persone, provenienti dalla tradizione inglese, che hanno usato il gaelico, reinventandolo e dandogli nuova energia, per poi restituirlo alla nostra tradizione. Non solo nella letteratura, ma anche nella musica; senza il gaelico non avremmo i Pogues, che in apparenza sembrano lontani, ma invece sono molto legati e senza i Pogues non ci sarebbe il punk rock, quindi senza gaelico, non avremmo i Sex Pistols. In effetti è una componente veramente essenziale della nostra cultura e dovremmo addirittura pagare una tassa per sostenere il gaelico, insomma fare tutto il possibile. Credo che sarebbe una tragedia per la nostra società se questa lingua scomparisse. Ma ci sono molte persone in Irlanda, che la pensano diversamente…

I
ci sono opinioni diverse in merito…

J
si, c'è anche un certo numero di persone che pensano che tutto ciò appartenga solo al passato. Uno dei motivi per cui il gaelico si è tanto indebolito è che, in passato, all'epoca in cui i miei nonni erano bambini, questa lingua era come un distintivo per riconoscere l'ideologia di chi lo parlava. Parlare gaelico era come voler nascondere l'inglese e per molti anni in Irlanda abbiamo un po' difeso la nostra identità in questo modo. Ci è servito per ricordarci che non siamo inglesi, non era considerato come una lingua e basta. Oggi che si sta cercando di recuperarlo, dovremmo raccontare barzellette in gaelico, insegnarlo agli altri, cantare canzoni in gaelico, ecc.

I si, certo. C'è un forte interesse da parte di americani, australiani, inglesi originari d'Irlanda di scoprire le proprie origini, conoscere i luoghi da dove provenivano i loro cari e magari cercar casa per venire a viverci. Come vedi tutto questo?

J
Anche questo argomento è in qualche modo legato al fenomeno di immigrazione. L'Irlanda è anche vista come una buona opportunità dall'esterno e sta vivendo delle sfide importanti. La nostra legge sulla cittadinanza è diversa dalla vostra e da quella di tutti gli altri paesi in Europa. E' come quella americana. Tutti i bambini nati sull'isola hanno la cittadinanza irlandese di diritto.

I
si

J
Pertanto, se una donna nigeriana, incinta di otto mesi e mezzo, arriva in Irlanda e partorisce all'aeroporto, il bambino è irlandese quanto me. In effetti, a volte c'è chi pensa che sia terribile, perché questo bambino non ha niente a che fare con noi. Dal mio punto di vista, chiunque vuole venire in Irlanda, e vuole lavorare qui, e stare qui con la sua famiglia, credo che non dovrebbe essere solo un ospite, ma un irlandese, quindi chiunque vuole può venire in Irlanda… (sorridendo)

I
(sorride)

J
si…e questo ci può solo arricchire, il fatto che ci siano turchi, nigeriani, greci che sono irlandesi. Le loro tradizioni saranno un arricchimento per la nostra.

I
C'è qualcosa in particolare che ti è più di aiuto per ispirarti? Da dove deriva la tua ispirazione più facilmente? Cosa è più importante per te come scrittore, ascoltare e osservare la gente, oppure le tue esperienze personali?

J
Dalla vita reale, si, dalla stranezza del mondo. Il mondo ha un aspetto molto più strano di qualsiasi altra cosa che si possa vedere rappresentata in un'immagine. Per dire, sta mattina, io e Jennifer Johnston, la vincitrice del premio, siamo andati ad un incontro in una scuola, era un istituto tecnico e la guida ci ha detto: "Volete dare un'occhiata in giro? Venite a vedere le macchine nel laboratorio dell'istituto". Come sapete, qui a Castel Goffredo la principale produzione locale riguarda l'industria delle calze…

I
si

J
così la guida ha spiegato: " queste sono macchine per fare le calze, questa è addirittura una degli anni '30, quest'altra è una di cento anni fa, questa invece è stata inventata recentemente". E intanto Jennifer Johnston, e tutte quelle persone di alta cultura, se ne stavano attorno alle macchine per fare le calze, quasi come fosse una celebrazione solenne… (sorridendo) ma la stranezza della situazione mi ha colpito, come si potrebbe inserirla in un romanzo? E' troppo strana…(sorridendo)

I
(sorride)

J
quindi, si deve aprire gli occhi e ti rendi conto che il mondo è molto strano

I
oh si, sicuramente…

J
e poi…io non so praticamente niente di italiano, ma ora ho imparato la parola "calze" (sorridendo)

I
(sorridendo) Qual è il ruolo di internet nella tua vita di scrittore?

J
Per me internet ha il ruolo principale di farmi perdere tempo… A volte mento a me stesso, mi inganno da solo quando utilizzo internet per fare ricerche e trovare materiale. E per il libro "Stella del mare" ho dovuto fare veramente molte ricerche…

I
si, infatti, abbiamo letto l'appendice…

J
si... e su web era disponibile moltissimo materiale sulla Carestia e sulla storia irlandese. Ma mi sono reso conto che, se mi connettevo per trovare, ad esempio, che tipo di scarpe si portavano nel 1847, dopo nove ore in internet non sapevo ancora dove andavo a finire. E' come un labirinto infinito di porte, entri da una porta e te ne ritrovi altre cinque. A volte penso persino che se gettassi via il computer, concluderei molto di più. Internet è una specie di maledizione (sorridendo)

I
(sorridendo) Si è vero…, ma internet offre anche la possibilità, alle diverse culture, di mescolarsi ed arricchirsi reciprocamente, di modificare alcuni aspetti di una cultura singola e di rinnovarsi tramite questo contatto…

J
si, in effetti è incredibilmente importante questo aspetto, anche se purtroppo come in tutte le cose c'è anche chi ne abusa e ne fa un uso improprio. Nell'epoca in cui viviamo, in cui esiste una forte censura, come sapete, la stampa è nelle mani di un numero limitato di persone ricche, i canali che riportano le informazioni in televisione sono di proprietà dei magnati della stampa, dicevo, in questa epoca, internet rappresenta l'unica via per parlare liberamente. Anche se, come in tutti i contesti di libertà, ritroviamo pornografia, razzismo e tutte queste cose. Ma in ogni caso, non dobbiamo distruggere l'intera biblioteca solo perché contiene un cattivo libro. Credo che internet dovrebbe semplicemente essere considerato un elemento della nostra cultura della libertà, in un mondo in cui libertà ce n'è molto meno.

I
si, è sicuramente un fenomeno unico…

J
si, si certo.

I
Bene, ti ringraziamo per la tua disponibilità ed in bocca al lupo per la tua carriera.

J
Grazie a voi, per me è stato un piacere!

---------------------------

In esclusiva per irlandia.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.

     
 
  Gli U2 in libreria ed al cinema:
•  L'Irlanda degli U2. Musica, letteratura e radici culturali
| 1ª ed. | Italiano | Brossura | Arcana | 1998
•  U2 Rattle and Hum (DVD)
| Film per tutti | Altro formato | Paramount | 2001
 
termini per l'uso | privacy | advertising | società | info@irlandia.it
© 2001-2005 irlandia.it. Tutti i diritti sono riservati. L'utilizzo di questo sito web implica l’accettazione dei termini per l'uso.