Celtic Corner by Mauro Raccasi

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Il 'Popolo Fatato'

Un sintetico tentativo di descrizione dei Celti li definisce come il popolo più antico nel quale gli Europei possano riconoscersi. In un clima d'Europa unita pare essere questo il primo motivo della loro attualità. Solo recentemente la reputazione dei Celti è stata riabilitata, riscoprendoli attraverso reperti archeologici come un popolo particolarmente sensibile e creativo che ha loro valso l'appellativo di 'nobili selvaggi' dediti all'arte, alla musica e, soprattutto, al culto della natura e della sua energia.

In tale contesto l'Irlanda merita una menzione particolare poiché, per affinità culturali associate al fatto di non essere mai stata invasa dalla latinità, ha preservato nei secoli un'identità assai vicina al culto di tali usi e costumi. Il ceppo irlandese subì influenze meno pressanti rispetto ai suoi parenti continentali e dunque coltivò più a lungo il culto delle proprie tradizioni.

I Celti vantano un excursus storico -per molti versi misterioso- che va dall'alta Età del Bronzo sino all'avvento della romanità (51d.C, anno della resa di Caratacos all'imperatore Claudio). Quest'ultima è la rigorosa versione storica; quella popolare più romantica coincide con la morte di Re Artù sull'isola magica di Avalon. Non a caso la loro epopea tramandata -per loro volontà religiosa- dalla novellistica popolare di tradizione orale, tende a dipingere con un alone cavalleresco e leggendario tutto ciò che ne è venuto a contatto, al pari d'una pietra filosofale della storia. Sino alle prime cronache scritte della romanità e poi dell'alto Medioevo, tutta la loro cultura era basata sulla trasmissione verbale delle nozioni. I Druidi, la casta sacerdotale che deteneva il sapere, memorizzava con grande fedeltà fatti e leggende, poemi e canti composti dai loro bardi.
Nell'evoluzione dell'ordine naturale delle cose, facile dunque ereditare dai miti e dalle leggende celtiche una naturale propensione al fiabesco. <<Può essere che gli elementi abbiano i loro figli (...) e sono certo che l'acqua dei mari e dei laghi e della nebbia rugiadosa, dell'aria e della pioggia abbia fatto quasi a sua immagine l'irlandese>> scrive William B. Yates nel suo Crepuscolo Celtico. Ruscelli che chiocciolano con cascate verdi come l'erba che dà il nome all'Isola di Smeraldo, fiumi rugginosi e laghi immobili e trasparenti come cristallo. Tutto vero. Anche la pioggia che dà loro vita e che scroscia sulla patria del trifoglio trecento giorni l'anno. Gli inverni sono mitigati dalle propaggini della corrente del golfo, ma sono umidi, con giornate brevi e lunghe serate davanti al fuoco; quello di torba nella capanna una volta, quello del camino poi. Quale terreno più fertile per racconti e fiabe che sguazzano nel fantastico dando vita a un'infinita tradizione novellistica che deve aver modificato addirittura il genoma degli irlandesi? Da Tolkien sino ai giorni nostri. Parafrasando Oscar Wilde (nelle sue battute al vetriolo riservate agli italiani), che si esprimano in gaelico o in lingua corrente, l'Irlanda è un paese di quasi sei milioni di abitanti tutti abili affabulatori, persino coloro che scrivono per professione.

Le vicende che vengono narrate s'intersecano sempre in un costante rapporto con l'Aldilà, gli dèi possono manifestarsi con sembianze animali, la natura può incarnare altre entità, le acque sono dispensatrici d'energia. I misteri s'intrecciano dunque a miti e leggende dell'arcano, rendendo questo mondo bucolico ancor più affascinante nell'intrico delle loro selve, foreste dove nobili eroi s'incamminano ad affrontare l'ignoto. Vero è, come cita Dennis Walsh commentando gli Annals of the Fourth Masters che <<gli scolari seri hanno sempre sentito dire che la storia dell'Irlanda non è attendibile o realmente conosciuta prima dell'anno 500 a.C. Pertanto tenetene conto quando leggerete dei primi miti e storie di questa nazione>>.

Anch'io ne sono rimasto contagiato, ambientando i miei romanzi nell'isola verde. Partendo da nord, dal Donegal. Un parto del fantastico che coinvolge in prima persona un principe dell'antichità appartenente alla mitologia irlandese del 'Ciclo delle Invasioni': quel Conan di stirpe Fomorian di cui si narra nell'isola di Toraigh e che è diventato inconsapevole protagonista della mia trilogia. In una terra aspra e selvaggia, con erba salmastra piegata al volere del vento sempiterno, spiagge bianche e nebbie portate dall'oceano. Non per niente è soprannominata la 'Costa dei Fantasmi', popolata da troll e megere, leprecauni ed elfi che vivono ancora nei cumuli di pietre celtiche o in tane ricoperte di muschio fa le radici delle querce. Un 'Popolo Fatato' inamovibile nell'animo degli irlandesi anche dopo l'avvento di San Patrizio nel 432, portavoce di una religione di pace ma con un solo, unico spirito da venerare. Così, tra brughiere e colline d'erica, se vi affaccerete ad una limpida sorgente al chiar di luna forse riuscirete a scorgere la mitica trota bianca, una trota fario capace di far ritorno dal mare con una livrea d'argento indossata come un abito da sposa giusto in tempo per la stagione degli amori.

Perché, abbandonato il centro congestionato di Dublino, ancor oggi l'Irlanda offre al visitatore un paesaggio bucolico che ben poco si discosta dai secoli passati: dev'essere questa la principale spiegazione del perché l'Isola di Smeraldo faccia breccia in così tanti animi avidi solo di natura. La presenza dell'uomo è sporadica, con piccole case che punteggiano timidamente la vastità del territorio. Sembra di vivere nel passato. Dai muri sbrecciati e petrosi delle case di pescatori dell'isola di Aran celebrate in tante foto color seppia, fino ad origini celtiche così lontane e oscure che nel cuore della gente hanno lasciato un segno talmente profondo come nemmeno i libri di storia hanno potuto.
Sono cose giunte sino a noi dal passato attraversandolo, esattamente con la stessa forza con cui bucano la nostra immaginazione; con una facilità impressiva, perché tanto più sono cose lontane e longeve, tanto più possiedono un segreto che racchiude la loro forza, un fascino talmente potente da superare la barriera millenaria degli anni. Sappiamo anche che queste cose ci sopravvivranno, riservando a noi solo una piccola convivenza in quello che è il loro cammino. In un viaggio nel tempo abbracceranno le nostre generazioni a venire, riuscendo a stupirle senza che nessuno si prenda mai la briga di avere ragione dei loro segreti, restii a svilire l'enigma del loro longevo fascino.

Tra arcobaleni frequenti dopo ore di pioggia, tanti romanzieri hanno trovato ispirazione per ambientarvi capolavori del Fantasy: da "La Pietra del Vecchio Pescatore" di Pat O'Shea fino al ciclo di Shannara di Terry Brooks, naturalmente passando per "Il Signore degli Anelli " di Tolkien. Perché alla fine dell'arcobaleno c'è sempre la pentola dell'oro… Tra manoscritti fatati o incantesimi mortali di druidi barbuti ornati di vischio, si consuma sempre l'eterna lotta tra il bene e il male, condita con le astuzie tipiche della povertà che aguzza l'ingegno di un popolo e con il motore che fa muovere il mondo: l'amore. <<Siamo fatti della stessa materia dei sogni>>, scriveva Shakespeare che di queste cose doveva intendersene. Se scrisse "Sogno di una Notte di Mezza Estate", doveva essergli giunto all'orecchio del gaelico Tir-Na-nOg, il 'Paese delle Fate', i cui confini son fatti di nebbie e sogni. Insomma, stiamo parlando di qualcosa ben oltre la realtà, in un luogo dove la mitologia si fonde con la fiaba. Per dirla con Pat O'Shea -autentico, antico bardo- <<la mitologia è il mezzo con cui ogni popolo ha cercato di spiegare l'origine del mondo e il senso della vita. La favola è pura fantasia. Ma qui in Irlanda si mescolano facilmente>>.

Dall'alto della sua torre nel Galway anche il grande William Butler Yeats approverebbe.

     
 
  In libreria:
•  I Guerrieri dei Fiordi
Ediz. PIEMME (2007)

E' uscito il 1 Gennaio 2007, in tutte le librerie d’Italia e della Svizzera italiana, il nuovo romanzo storico di Mauro Raccasi
  Il Guerriero di Stonehenge
Ediz. PIEMME (2006)

 
•  Il Regno di Conan
Ediz. PIEMME (2005)
•  Il Romanzo dei Celti - La Spada del Druido
Ediz. PIEMME (2004)









 
  L'intervista di irlandia.it
•  intervista
       
  L'intervista di 'Keltika'-Giugno '05  
  Intervista pagg. 30 - 31 - 32 - 33  
  www.emmek-keltika.it  
       
  Articolo sui Celti guida 'Irlanda'  
    di Alessandro Gandolfi  
   
  Irlanda - ed. CLUP-De Agostini  
       
  Corriere della Sera - 28/06/2005  
  'Il segreto dei Celti, popolo misterioso'  
 
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